TantoPerDire

SIAMO BIOLOGICAMENTE SENSIBILI?

Molte volte ci capita di essere “nel mezzo”. Ci troviamo in una sorta di limbo tra noi, il “Me stesso” e coloro che amiamo, coloro a cui dedichiamo tempo e attenzioni. Non esiste una verità assoluta ma ognuno di noi (almeno chi ha un sincero legame con una o più persone) si sarà trovato in quella situazione “a metà”, in cui ci si domanda “vengo prima io e i miei bisogni o quelli di coloro a cui voglio bene?” Siamo biologicamente sensibili?

Siamo biologicamente sensibili?

VENIAMO PRIMA NOI O GLI ALTRI?

La psicologia moderna e le ricerche scientifiche affermano con chiarezza che il benessere individuale e la propria serenità vanno al primo posto. Solo così si riuscirà ad essere realmente felici e a costruire di conseguenza migliori relazioni.  

Tuttavia, una riflessione sorge spontanea.  

Il concetto di “impulso” sembra che sia stato completamente bandito e che, nel momento in cui si prova ad accennare alla parte più emozionale di noi stessi, bisogna capire come gestire ciò che si sente e comportarsi di conseguenza. Insomma va fatto un lavoro.  

Questa parentesi sull’istinto per quanto riguarda la nostra parte più irrazionale, è per fare un collegamento con il nostro modo di comportarci nel momento in cui decidiamo di mettere al primo posto gli altri invece che noi stessi.  

Siamo biologicamente sensibili?

SIAMO BIOLOGICAMENTE SENSIBILI: chi sono le P.A.S.?

La scienza potrebbe andare in contraddizione. Sembrerebbe che nella popolazione, ci sia una percentuale di persone che vengono definite:  

P. A. S. (Acronimo di persone altamente sensibili).  

Questi soggetti, sono biologicamente e geneticamente predisposti a percepire in maniera più marcata e più accentuata le emozioni e gli stimoli esterni. Hanno bisogno di periodi di “stop” per quanto riguarda la socialità e tutto ciò che “c’è la fuori” non perché siano dei sociopatici, bensì per il fatto di “sentire di più” tutto quanto. Non sopportano la confusione, gli ambienti caotici, la musica troppo alta. Sono estremamente empatici ed altruisti, al punto da non rendersi conto, (che non vuol dire mettere in secondo piano) di quello di cui hanno bisogno perché sono troppo impegnati a preoccuparsi degli altri.

COSA DICE LA SCIENZA?  

Patricia Churchland autrice di “Neurobiologia della Morale” ha fatto numerosi studi inerenti i comportamenti di alcune specie animali che sono stati fondamentali nell’evoluzione e nella conservazione delle stesse.  

La scienziata ha visto che alcune specie per preservarsi hanno sviluppato, nel tempo, comportamenti etici.  

I componenti del branco prendendosi cura gli uni degli altri e non preoccupandosi quindi solo della propria sopravvivenza, hanno provocato un effetto a catena che ha dato vita a processi evolutivi per cui le specie con maggior “successo” sono quelle in cui i componenti si prendono cura gli uni degli altri. In questo modo “Biologia” ed “Etica” vanno nella stessa direzione.  

Tutto questo per spiegare semplicemente come sia semplicemente erroneo, se non superficiale, consigliare di “pensare prima a sé” a chi non si rende conto dei propri bisogni perché troppo concentrato ad ascoltare e fare propri quelli altrui.  

Siamo biologicamente sensibili?

SIAMO BIOLOGICAMENTE SENSIBILI: la realtà non è automatica

La realtà è complessa e i comportamenti umani, le inclinazioni, le sfumature, non sono semplici precetti linguistici, definizioni granitiche e parabole accademiche.  

Esiste anche ciò che non sembra automatico, che non sembra proficuo. 

Esiste anche ciò che sembra inutile o anti-evolutivo.  

Il punto è che, alcuni di noi, pur mettendoci tutto il loro impegno ad ascoltarsi e a cercare in tutti i modi di capire come pensare (anche) a sé, semplicemente, non ci riescono e non perché siano stupidi o abbiano dei problemi. Sono solo “diversi”. Geneticamente diversi.  

Possono controllare le loro azioni. Frenare i loro istinti. Riflettere e razionalizzare i propri automatismi. Ma non possono smettere di sentire ciò che provano. Possono girarsi dall’altra parte ma non possono ignorare la loro voce interiore perché è troppo forte.  

Questo per dire che, se sei così, se senti che spesso la vita ti sfugge di mano e che ti affanni per coloro ai quali vuoi bene ritrovandoti nel mezzo della notte con gli occhi aperti a domandarti chi sei, cosa vuoi e cosa stai facendo, sappi che è normale. Tu sei geneticamente fatta/o così e non c’è niente di sbagliato. 

Se vuoi approfondire, consigliamo la lettura del libro di Patricia Churchland autrice di “Neurobiologia della Morale”. Vai al libro

Facebook
Telegram
WhatsApp
Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Approfondisci

Articoli correlati

LA VELOCITÀ DEL TEMPO

Noi, come persone, ci lamentiamo sempre di avere poco tempo. Ci lamentiamo dei momenti felici, durano troppo poco. Ci lamentiamo della brevità delle giornate, ventiquattro

Leggi articolo »